Ciao, bentornato nel mio blog!
Vederti qui e condividere con te le mie esperienze di viaggio mi fa sempre molto piacere.
La settimana scorsa ti ho raccontato del mio travagliato ritorno dall’isola di Mallorca, se te lo sei perso clicca qui. Oggi, invece, ti parlerò del mio secondo viaggio in solitaria in moto: anche questo non è andato come speravo, ma è stato comunque magnifico!
Tornata da Mallorca, lasciai la moto dal meccanico; in accordo con lui, la tenne per tutto l’inverno, e così non riattivai subito l’assicurazione.
Finito quel viaggio, dovevo capire cosa volessi fare nella vita (ad oggi ho capito che, per come sono fatta, riesco a programmare solo a sei mesi di distanza… tanto poi cambio sempre i piani!).
Uno dei sogni che mi portavo dentro da un po’ (lo so, sono strana) era quello di andare a vivere in Germania e imparare il tedesco. Non so perché, ma mi affascina da quando sono piccola, quindi mi misi all’opera per tentare di realizzarlo.
Per farla breve, sarei dovuta trasferirmi lì il 3 marzo 2020. Poi, in primavera, sarei tornata a prendere la moto e avrei dovuto passare l’estate lì.
COLPO DI SCENA: COVID.
Dopo il lockdown, iniziai a lavorare in una gelateria a Sondrio. Il primo viaggio che riuscii a fare fu a maggio 2021: non esisteva ancora il green pass, e le mascherine non si usavano più. Così colsi la palla al balzo e partii.
Posti che avrei voluto visitare:
Passo del Tonale, Cles, Caldaro, Bolzano, Merano, Vipiteno, Brunico, Cortina d’Ampezzo, Belluno, Caorle.
Posti effettivamente visitati:
Passo del Tonale, Cles, Feltre, Valdobbiadene, Caorle.
Mo ve lo spiego!
Parto alle 9 da casa e mi dirigo dal dentista a Como. Ci resto due ore, mi fermo a pranzare e alle 13 riparto. Non sarebbero state tante ore di viaggio…
Alle 14:30 mi fermo a Sondrio per salutare un’ultima volta la mia responsabile, e finalmente il viaggio inizia davvero (ma si può partire per un viaggio alle 15 del pomeriggio? No, non ero proprio in bolla!).
Passo per l’Aprica, scendo a Edolo e salgo sul passo del Tonale. L’aria era fredda, la giornata nuvolosa e la neve era ancora ben visibile sulle cime.
La strada era deserta e, a tratti, inquietante. Non avevo ancora molta esperienza, né alla guida né nei viaggi in solitaria, e a volte mi capitava di sentirmi in pericolo. Con il tempo, ovviamente, questa sensazione è svanita.

Inizio la discesa verso Cles mentre il sole tramonta lentamente. Mi fermo in un punto panoramico sulla valle e mangio un pezzo di toast che avevo preso a Como. Nonostante fosse freddo, lo mangio con gusto!
In ogni mio viaggio non può mai mancare del cibo sulla moto: i miei amici mi prendono sempre in giro perché, anche se sono piccolina, mangio come un bue!

Spesso mi vengono cali di zucchero, quindi ormai ho l’abitudine di portarmi sempre uno snack (barrette, frutta secca o biscotti) e di bere molta acqua… talvolta anche una Red Bull, soprattutto nelle giornate estive.
Riprendo il viaggio e mi infilo in una magnifica strada nel mezzo dei meleti, che mi porta direttamente a Caldaro.
Raggiungo il centro del paese, il telefono è quasi scarico (all’epoca non avevo tutte le attrezzature di oggi, e infilarmi in un bar per caricarlo sarebbe stata un’idea intelligente… peccato che ero distrutta e il criceto nella mia testa non riusciva a produrre pensieri astuti).
Inizio ad andare in ansia.
Avrei dovuto cercare una farmacia per fare un tampone: il Trentino era la prima regione a sperimentare il green pass, richiesto per alloggiare negli hotel e accedere ad alcuni bar. Se non ricordo male, il tampone dava validità per 24 o 48 ore.
Cerco una farmacia: niente tamponi. Ne provo un’altra: niente anche lì. La famosa simpatia degli altoatesini si fece notare anche in quella occasione.
Io ero abbastanza in panico: temevo che le farmacie chiudessero e gli alberghi non mi accettassero senza green pass. Il telefono stava per spegnersi, così provai comunque a cercare un hotel. Ne trovai uno vicino che non costasse un rene, chiamai e per fortuna avevano posto. Ripartii in moto e, appena arrivata davanti all’hotel, il telefono si spense… maledetta tecnologia!
Entro nella reception, imbarazzata: in genere rispetto sempre le regole, e non essere riuscita a ottenere il green pass mi metteva a disagio.
Mi accolse una signora sulla sessantina, parlava italiano con il tipico accento. Era strano come riuscisse a essere dolce nonostante la cadenza, che molti trovano antipatica (specifico che io ho sempre amato i trentini e gli altoatesini: mi lasciavano sempre un sacco di mance quando lavoravo a Caorle!).
L’albergo era molto carino. All’epoca facevo pochi viaggi, quindi potevo permettermi di spendere 80 euro a notte… oggi con quella cifra ci faccio cinque notti!
L’hotel si chiama “Weingarten”, ha tre stelle: lo trovai eccellente. Pulizia e personale al top, e ad un minuto a piedi c’è la birreria “Biergarten”, ottima per una cena tipica.
Le chiesi se fosse possibile soggiornare anche senza green pass, e mi rispose che avrei potuto farlo la mattina seguente, prima del check-out.
Feci un respiro profondo ed entrai in camera: era enorme! Salotto con divano e schermo al plasma, una stanza con letto matrimoniale maxi, bagno con doccia spaziosissima…
Dopo 30 secondi, tornai in reception: le chiesi se fosse normale che mi avesse dato quella stanza. Avevo chiesto una singola e mi ritrovavo in un appartamento! Controllò i numeri e disse: “Ops!”. Aveva sbagliato chiave.
La mia vera stanza era comunque bellissima, molto spaziosa e pulita.
Uscii dalla doccia alle 20 e mi affrettai ad andare a cena al Biergarten. Ordinai un tagliere di salumi e formaggi tipici, bretzel e una birra media.
Abituata ai salumi di casa mia, quelli non mi fecero impazzire (non per la scarsa qualità, ma per la tipologia di affettato), tranne lo speck e la birra, che erano fantastici!
Una cosa che ho imparato crescendo è mangiare da sola: al ristorante di famiglia succedeva spesso, e nei miei viaggi la cena è sacra. Quando sono sola riesco a concentrarmi davvero su quello che sto facendo, e questo mi permette di vivere intensamente ogni emozione che può trasmettere del cibo, Nella quotidianità tendiamo a mangiare per sopravvivenza, in realtà se ci impegnamo il cibo può darci molti piaceri!

La mattina seguente mi svegliai con il temporale: le strade erano allagate e la giornata non prometteva bene.
Mentre mi dirigevo a fare il tampone, pensavo a come organizzare il resto del viaggio. Mi aspettavano chilometri di curve e montagne, e a Cortina nevicava pure! Le previsioni annunciavano quattro giorni di temporali forti.

Ovviamente ero scocciata. Era il mio primo viaggio e l’inesperienza mi spinse a cambiare itinerario: non avrei retto quattro giorni di pioggia e freddo!
Alle 10 partii per Caorle. Non potevo rischiare di affrontare qualcosa più grande di me, e così scelsi la strada più breve. Almeno, anche se avesse piovuto, avrei potuto godere del buon tempo passato con gli amici.
Ovviamente non presi l’autostrada: volevo vedere qualche paesino carino. In realtà feci 40 chilometrii sulla superstrada, piena di camion e tir. Non dimenticherò mai quella fatica: diluviava, i camion schizzavano acqua ovunque tanto da oscurarmi la vista, spesso chiudevo gli occhi e pregavo di rimanere in piedi… un incubo!
Alle 13 circa arrivai a Feltre. Passai a salutare un amico di mio padre che era in trasferta lì vicino, e mi consigliò di pranzare alla “Birreria Pedavena”, la più grande birreria d’Italia.
La pioggia continuava incessante. Parcheggiai la moto: ero fradicia, persino le mutande erano bagnate nonostante la tuta antipioggia!

Mi misi davanti all’ingresso e chiesi al cameriere se potevo pranzare fuori, sotto il tetto: ero super a disagio e non volevo allagare il locale.
Mi sedetti al tavolo, stesi su una sedia la tuta e la giacca, e andai in bagno a cambiarmi. Avevo con me una maglia termica pulita e asciutta: almeno potevo mangiare senza congelare! Ordinai i canederli, mangiai con gusto, caricai il telefono, mi rivestii e ripartii.
Nel pomeriggio attraversai le sinuose strade della Valdobbiadene, immersa nei vigneti. Nonostante il brutto tempo e il freddo, riuscii comunque a godermi la bellezza del luogo..
Alle 17 arrivai a Caorle, raffreddata, inzuppata e provata. La mia amica Gio e sua madre mi aspettavano e, come sempre, mi diedero della pazza. Mi infilai in doccia e poi uscimmo a cena!
Rimasi a Caorle tre giorni: il tempo non migliorò, ma riuscii comunque a godermi i miei amici, il buon cibo e il buon vino veneto. Alla fine, tornare è sempre una garanzia.

Il giorno della partenza pioveva ancora. Presi l’autostrada e, poche ore dopo, arrivai a casa.
In quel viaggio percorsi 1.000 km… rido se penso a quanto ero distrutta!
Spero che questo articolo ti abbia fatto venire voglia di leggere i prossimi!
Ne pubblicherò uno a settimana e cercherò di descrivere ogni mio viaggio nel modo più dettagliato possibile, con consigli utili per ogni evenienza.
Se hai domande o vuoi più informazioni, troverai uno spazio dedicato per metterti in contatto con me.
Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti, le tue esperienze e le tue curiosità!
Ti ricordo che sulla mia pagina Instagram puoi trovare tutte le foto e i video dei miei viaggi.
Per ora ti saluto, con la speranza di ritrovarti qui la prossima settimana.
Un abbraccio,
Ubbi

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