TORNO! COME RITORNO?

Ciao, bentornato nel mio blog! Vederti qui e condividere con te le mie esperienze di viaggio mi fa sempre molto piacere.
La settimana scorsa ti ho raccontato le mete da non perdere sull’isola di Maiorca, se non lo hai ancora letto clicca qui; oggi, invece, ti parlerò del mio rientro a casa dopo sei mesi!

La barca salpava dal porto di Palma di Maiorca alle 23:30. Avrei voluto che quel momento non arrivasse mai.
In ogni mio viaggio piango sempre due volte: quando parto e quando ritorno. Ed erano già tre giorni che piangevo.
I mesi sull’isola erano volati. La mia routine era ormai perfetta: negli ultimi due mesi lavoravo la mattina, al pomeriggio andavo prima al mare e poi in palestra; a volte cenavo a casa e poi facevo la mia passeggiata serale, altre volte uscivo a cena.
Stavo davvero bene: amavo i colleghi, avevo molti amici e interessi, e trascorrevo le mie giornate felicemente. Ma, come tutte le cose belle, anche questa esperienza era giunta al termine.

La temporada era ormai passata e l’inverno era alle porte. Maiorca offre temperature più alte rispetto all’Italia, ma l’umidità è altissima, e in inverno il turismo è praticamente nullo. L’isola si svuota e si intristisce.
Il mio lavoro lì era finito, e mio nonno non vedeva l’ora di stringermi di nuovo fra le sue braccia.
Organizzai diverse feste di addio: una con i compagni di palestra, una con i colleghi, una con i clienti più affezionati. E, vista la mia sensibilità, piansi a ognuna!

Due giorni prima della partenza spedii tutti i pacchi a casa, tenendo con me solo lo stretto necessario per il viaggio di rientro. Fortunatamente, riuscii a viaggiare molto più leggera rispetto all’andata.

Piccola parentesi.
A settembre mi accorsi che la revisione della moto era scaduta. Cercai un modo per risolvere il problema, ma fu impossibile: la revisione potevo farla solo una volta rientrata in Italia. Come se non bastasse, il giorno della mia partenza mi scadde anche l’assicurazione!
Quando ci ripenso, sorrido. Ero proprio giovane!
Oggi sono cose che non potrei mai dimenticare, ma l’esperienza insegna sempre.

Tornando al ritorno: oltre all’ansia del viaggio e alla tristezza di lasciare un pezzo di cuore, avevo anche la paura di essere fermata e arrestata! Senza revisione e assicurazione, mi sentivo una fuorilegge a tutti gli effetti.

Salutai con baci e abbracci amici e colleghi, strinsi fortissimo il mio amato zio e partii, singhiozzando, verso Palma.
Raggiunsi il porto in 45 minuti, percorrendo l’autostrada tra i singhiozzi, e mi misi in fila tra i veicoli in attesa di imbarcarsi.
Il porto era semivuoto. Sullo sfondo, l’imponente cattedrale illuminata dominava la città.
Mentre ero persa nei miei pensieri, si affiancò un motociclista con targa italiana. Ci scambiammo un sorriso, ma nulla di più.

Dormii scomodamente su una poltrona, mi lavai il volto e i denti nel lavandino del bagno pubblico, e poi mi preparai per scendere a Barcellona.
Erano circa le 8 del mattino, e la nave per Genova sarebbe salpata alle 14:30.
Scesi nei garage e rividi il motociclista: si avvicinò e mi disse:
— “Hola, soy Oscar, veo la targa de tu moto, ¿eres italiana?”
— “Mucho gusto, sí, soy Chiara. En realidad estoy volviendo a casa después de una temporada en Mallorca. ¿Eres mallorquín?”

Gli spiegai che stavo tornando a casa dopo una stagione a Maiorca e gli chiesi se fosse del posto.
— “Sono italiano anche io.”
Da lì iniziammo a condividere le nostre esperienze in moto, e mentre aspettavamo il permesso di sbarcare, decidemmo di fare colazione insieme prima dell’imbarco per Genova.

Nonostante la pioggia e l’ansia di essere fuorilegge, fu una mattinata molto piacevole a Barcellona.
Mangiavamo l’ultima tostada in territorio spagnolo e, tra una chiacchiera e l’altra, arrivò l’ora di rimetterci in viaggio verso il porto.

Oscar era un uomo di 40 anni, simpatico e molto piacevole: in breve tempo entrammo in confidenza.
Mentre attendevamo l’apertura dell’imbarco, si unì a noi un altro motociclista, anche lui italiano.
Marco era un 28enne ligure, rientrava dall’Erasmus in Portogallo.
Capelli lunghi e ricci, occhi azzurri, bel sorriso!
All’inizio fu un po’ timido (pensava fossimo una coppia), ma in breve tempo diventammo grandi amici.
Di quelli con cui sai che passerai solo quel tempo, per poi non rivedervi mai più.

Salimmo sulla nave. Io sistemai le mie cose in cabina e poi li raggiunsi sul ponte.
Facemmo un brindisi alle nuove amicizie, guardammo un film e andammo a cena.
Brindammo ancora, raccontandoci i nostri vissuti e cercando di dimenticare il mare mosso.
Alle 23 andai a dormire e la mattina dopo ci ritrovammo per l’ultima colazione insieme.
Mi salì la tristezza pensando che quel viaggio stava per finire.
Guardammo le luci dell’alba e Genova si avvicinava sempre di più.

Fortunatamente, mia madre aveva trovato un accompagnatore per venire a prendermi fuori dal porto. L’idea che potessero “blindarmi” non le piaceva per niente.
Salutai con un grande abbraccio i miei compagni di viaggio e, sotto la pioggia, iniziai a cercarla.

Ovviamente fu un’impresa titanica: né io né lei conoscevamo il porto, né sapevamo dove ci trovassimo esattamente.
Come se non bastasse… cominciò a piovere ancora più forte!

Dopo venti minuti di panico finalmente li trovai.
Bene, ma ora… come carichiamo questa moto sul furgone?

Se avessimo avuto una rampa apposita sarebbe stato meravigliosamente semplice, ma noi non l’avevamo.

Avevamo solo un pannello di legno! che ce ne facciamo di un pannello di legno? si era tosto, ma comunque la moto pesava 200kg!

Ci guardammo in faccia, eravamo tre pellegrini fradici sotto il diluvio che non sapevano assolutamente da che parte girarsi! ora rido.

Dopo qualche minuto di prova vidi avvicinarsi con la coda dell’occhio una moto! era Marco, Marco? MARCO!

Si accorse subito che eravamo in difficoltà, scese dalla moto, ci diede due dritte, spingemmo tutti assieme e in due secondi la moto era sul furgone!

Ancora oggi mi chiedo se le gocce che avevo sul viso fossero pioggia, sudore o lacrime di gioia.

Lo abbracciai fortissimo e partimmo verso casa.

Alle 13:30 del 14 Novembre mi sedetti al tavolo del mio amato nonno, dopo essermi riempita di abbraccia, iniziai a mangiare un meraviglioso brasato con la polenta.

Sei mesi dopo, si chiudeva ufficialmente quel capitolo della mia vita.

Spero che questo articolo vi abbia fatto venire voglia di leggere i miei futuri articoli.

Ne pubblicherò uno a settimana e, in ciascuno, cercherò di descrivere nel miglior modo possibile ogni mio viaggio, con dettagli salienti e consigli per ogni evenienza!
Se avrai domande o vorrai più informazioni, ci sarà uno spazio dedicato per metterci in contatto. Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti, le tue esperienze e le tue domande a riguardo.

Ti ricordo che sulla mia pagina Instagram puoi trovare tutte le foto e i video dei miei viaggi.
Per ora ti saluto, con la speranza di ritrovarti qui la settimana prossima!

Un abbraccio,
Ubbi

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