Ciao, benvenuto nel terzo articolo del mio blog!
Nel precedente, ti ho raccontato l’inizio del mio primo grande viaggio in solitudine. Se non l’hai ancora letto, ti consiglio di farlo cliccando [qui], poiché sarà fondamentale per comprendere questa seconda parte!
Dove eravamo rimasti? Ah sì, il panico!
Dopo una colazione abbondante, scesi dalla nave, già sudata di prima mattina. Il traffico e la confusione non mi permisero di fermarmi per orientarmi, quindi imboccai una strada che costeggiava il mare e la percorsi per circa 20 minuti. Feci inversione a U e tornai vicino al porto.
Erano le 11 di una caldissima mattina di giugno, e lo stress del non sapere cosa fare e dove andare non mi aiutava a godermi quell’avventura. Approfittai di un semaforo rosso per prendere fiato e, finalmente, trovai il coraggio di fermarmi.
Poco più avanti, trovai una piazzetta: “Placa Antonio Lòpez”, c’erano alcuni alberi e decisi di parcheggiare all’ombra, vicino ad altre moto. Tolsi il casco, mi sedetti su una panchina e mi abbandonai in un sospiro che rilassò tutti i muscoli tesi.

Finalmente avevo il tempo di capire come avrei potuto passare la mia giornata. L’inesperienza non mi aveva aiutata nella preparazione del viaggio, quindi mi sentivo come un pesce fuor d’acqua. Intanto che studiavo i movimenti da fare, ne approfittai per capire se la piazza fosse un luogo sicuro dove lasciare l’unica cosa che possedevo in quella grande città: la moto!
Smanettando su Google, trovai un negozio che fungeva da deposito e, con tutte le ansie del mondo, decisi di lasciare i miei bagagli (come già detto nell’articolo precedente, erano borse e borsette di ogni tipo). E con un po’ di furbizia, non pensai nemmeno di cambiarmi gli stivali da moto con delle comode scarpe estive…
Ero pronta per godermi appieno quella nuova e calda città! Barcellona profumava di sorrisi, il sole splendeva e i turisti passeggiavano sereni per le sue vie. Presi una Sangria e mi emozionai, perché tutto scorreva nel migliore dei modi. Ero felice.
Lessi una guida online che mi consigliava le cose da vedere:
- La Sagrada Familia
- Il Barrio Gotico
- La Rambla
- L’Arco del Trionfo

Ovviamente, queste sono solo una minuscola parte delle meraviglie che la città offre. Mi misi a studiare il percorso su Maps e, collegando i punti, avrei potuto vedere tutti questi luoghi con una passeggiata di circa 2 ore e 30 minuti. Così partii.
Dopo circa 40 minuti di cammino, iniziai ad avere i piedi infuocati. C’erano circa 30 gradi e i miei stivali Spidi erano ancora seminuovi. La passeggiata durò circa 4 ore, perché ogni 20 minuti ero costretta a fermarmi per far respirare i piedi. Era praticamente un incubo che però fece diventare comodissimi i miei nuovi stivali.
Tra una sosta per la merenda+ bagno e un po’ di cazzeggio generale, arrivai davanti alla moto alle 18:00. Presi un panino, recuperai i bagagli e rimasi per un’oretta sulla stessa panchina della mattina. Rimasi stupita di come quel “non fare nulla” non mi provocasse noia. Anzi, in quel tempo che mi sembrò fermo, forse per la prima volta, mi sentii bene nello stare, nell’osservare, nel pensare a quella giornata, senza sentire il bisogno di riempire quel momento, che già di suo era intenso.
Verso le 19:00, caricai i bagagli sulla moto, sempre in modo piuttosto precario, e mi diressi al porto. Feci il check-in e mi misi già in postazione di imbarco. Ero la prima, ma pochi minuti dopo mi raggiunse un gruppo di motociclisti spagnoli. Nonostante il gap linguistico, riuscimmo a intenderci.

Miguel, un baldo giovane, era sbarcato sulla terraferma con il padre, lo zio e alcuni amici per vedere il Gran Premio Monster Energy de Catalunya. Stavano rincasando a Mallorca con la mia stessa nave.
Alle 21:30 ci fecero imbarcare le moto e alle 22:30 la nave salpò! Le luci di Barcellona erano romantiche, e insieme al timido rossore di un tramonto morente, creavano un’armonia rilassante. Stanca della giornata, cercai un posto dove potermi finalmente togliere le scarpe, con l’intenzione di abbandonarmi in un sonno profondo.
Feci un breve giro della nave e mi sedetti in alcune comode poltrone. Togliendo gli scarponi, feci un respiro profondo… e in un secondo li rimisi! La puzza di piedi era devastante! Presi tutte le mie borse e fuggii dalla stanza, paonazza dall’imbarazzo!
Ritrovai Miguel e la sua combriccola in una stanza con dei divani. Mi misi vicino a loro, chiusi gli occhi e in un secondo crollai in un profondo sonno (con gli stivali ai piedi)! Ci svegliammo quando la voce dell’altoparlante ci comunicò che la nave stava attraccando al porto di Alcudia. Pensai: “Finalmente ci siamo!” Ero emozionata all’idea di rivedere mio zio dopo una vita.
Alle 4:30 sbarcai su quella meravigliosa isola. Feci il giro del porto con l’ansia che mi perforava lo stomaco. Uscì dai cancelli e vidi un viso familiare!
Accanto al suo meraviglioso CBR, mio zio mi aspettava con la sua amata sigaretta in mano. Lo abbracciai emozionata e entusiasta di essermi ricongiunta a un pezzo di famiglia che non avevo mai potuto vivere. Partimmo verso casa.
L’aria era frizzante, la notte stava lasciando spazio ai colori dell’alba e noi non potevamo non fermarci a gustare un buon Café con leche!

Percorremmo una ventina di chilometri, mettemmo le moto in garage e finalmente arrivammo in quella che sarebbe stata la mia casa per un’intera temporada. L’unico pensiero del momento era quello di lavarmi i piedi! Andai in bagno, aprii l’acqua e rimasi esterrefatta nel comprendere che quella notte l’avevano staccata!
Fortunatamente, a Mallorca l’acqua del lavandino non è potabile e in ogni casa hanno delle bottiglie da 5 litri. Con l’aiuto dello zio, riuscii a lavarmi almeno la parte del corpo più scandalosa e poi abbandonai il letto!
Tu sei mai stata/o a Barcellona? Cosa ne pensi della città?
Spero che questo terzo articolo ti abbia fatto venire la voglia di leggere i miei futuri articoli.
Ne pubblicherò uno a settimana e, in ciascuno, cercherò di descrivere nel miglior modo possibile ogni mio viaggio, con dettagli salienti e consigli per ogni evenienza!
Se avrai domande o vorrai più informazioni, ci sarà uno spazio dedicato per metterci in contatto. Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti, le tue esperienze e le tue domande a riguardo.
Ti ricordo che sulla mia pagina Instagram puoi trovare tutte le foto e i video dei miei viaggi.
Per ora ti saluto, con la speranza di ritrovarti qui la settimana prossima!
Un abbraccio,
Ubbi
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