Ciao, eccoci al nostro secondo appuntamento!
Che emozione averti di nuovo qui. Spero che il primo articolo ti sia piaciuto (se non l’hai ancora letto, clicca [qui])!
Oggi finalmente inizio a parlarti dei miei viaggi su due ruote: dai primi, più brevi e semplici, fino ad arrivare all’ultimo, due settimane da sola nell’Est Europa.
Il primo viaggio è stato a Caorle (come già raccontato nel primo articolo). È durato cinque mesi, per motivi di lavoro, in un paese meraviglioso… Ma con pochissime strade divertenti.
Oggi, invece, voglio parlarti della mia seconda avventura in moto, sempre a scopo lavorativo, ma in una meta da sogno.
Era maggio 2019, frequentavo la quarta superiore in un istituto alberghiero (se hai letto il primo articolo, sai già a grandi linee la mia storia) ed ero prossima agli esami finali.
Una domenica mattina mi squilla il telefono: era lo zio Davide, trasferitosi a Mallorca nel lontano 2004. Scoprii poi che era stata mia madre a chiedergli di trovarmi un lavoro sull’isola.
Io amavo Caorle, ma dopo tre stagioni lì, sentivo il bisogno di cambiare aria.
Lo zio mi propose un lavoro in un ristorante italiano a Sa Pobla, un meraviglioso paese a nord-est dell’isola, per tutta l’estate.
Chiusi la telefonata, ci pensai un po’, ma una domanda mi assillava:
“Come faccio a stare un’intera stagione senza la moto?”
La scelta era difficile…
Sui piatti della bilancia avevo:
- sei mesi in un’isola da sogno, con un ottimo contratto
- una stagione lavorativa come le altre, ma con la mia magica Honda
Panico. Finché non ebbi un’illuminazione:
Perché devo scegliere? Non posso avere entrambe le cose? Non posso portare la moto sull’isola da sogno?
Certo che potevo!
Qui entra in gioco il mio “amato” Google Maps (sulla mia pagina Instagram, però, trovate dei video che certificano il mio odio per quest’app).
Ogni viaggio che ho fatto è stato pianificato con Maps, cercando a caso strade, luoghi per dormire e itinerari che altrimenti non avrei mai trovato.
Tornando alla folle idea di avere la moto con me a Mallorca, aprii Maps e realizzai che…
Non avevo mai fatto un viaggio da sola, in moto, in un paese straniero.
Opzione uno: arrivare a Barcellona via terra e poi imbarcarmi per Mallorca.
Paure: 1000 km da sola, attraversando tre stati, con la moto stracarica.
Opzione due: arrivare a Genova, imbarcare la moto fino a Barcellona, poi di nuovo traghetto fino a Mallorca.
Paure: perdere la nave, perdermi a Barcellona durante lo scalo…
Alla fine optai per la nave. Solo al pensiero, mi saliva un’ansia tremenda. Un’ansia bella, però.
Presi coraggio e scelsi una data che mi permettesse di finire gli esami con calma:
15 giugno 2019, ore 16:00, la nave sarebbe partita dal porto di Genova.
Poiché mi sarei fermata per diversi mesi, spedii per posta alcuni pacchi con vestiti e altri oggetti (inutile dire che erano per lo più superflui: non avevo ancora imparato a viaggiare leggera).
Sulla moto misi solo lo stretto necessario. All’epoca non avevo ancora il mio amato (ma obbrobrioso) bauletto.
Dunque, biglietti fatti, pacchi spediti, moto carica… ho preso tutto? Ah, devo salutare…
Crollo.
Sei mesi lontana da casa, dal nonno, dalla mia vecchia tata Flavia, dai miei genitori…
Piango, prendo fiato, guardo l’ora, salgo in moto, controllo tutto, mi giro un’ultima volta…
Flavia è fuori dal bar a sbracciarsi, commossa.
Parto. Penso: “merda”. Via, sono partita.
Avevo calcolato tre ore e mezza abbondanti per arrivare a Genova (da navigatore sarebbero state 2:30).
Alle 12:00 mi fermai a mangiare in autogrill.
L’autostrada dei Giovi fu divertente, la sosta un po’ meno:
- e se mi rubano i bagagli?
- dove appoggio il casco?
- come faccio a fare pipì con tutta quella roba addosso?
Ma ce l’ho fatta. Nessun furto, ho mangiato, mi sono rilassata. Si riparte.
Durante il mio primo viaggio in solitaria, ero completamente spaesata.
Una parte di me era euforica ed emozionata, l’altra era piena di paure.
19 anni, da sola, a chilometri da casa…
Nel viaggio a Caorle ero tranquilla: andavo in un luogo già conosciuto.
Questa volta, invece, tutto era nuovo. Totalmente.
Verso le 14:00 seguivo già le indicazioni per il porto.
Il check-in era alle 15:00, e avevo un po’ di margine.
Maps segna 1,5 km all’arrivo. Imbocco una strada a tre corsie, con un sottopasso.
Maps non è chiaro. Mi perdo.
Sudo. Dopo qualche minuto, mi ritrovo nello stesso punto.
Riguardo il sottopasso. Sbaglio ancora. Sudo. Terzo tentativo: finalmente ce la faccio.
Colgo un semaforo rosso per prendere fiato.
Entro nel porto.
Mi metto in coda per il check-in.
Tutti accompagnati: amici, parenti, cani…
Io, da sola: 50 chili di ansie e paure.
La nave, vista da fuori, è bellissima.
Durante l’imbarco incontro altri motociclisti: alcuni scenderanno a Barcellona e faranno la costa spagnola, altri andranno fino a Tangeri.
La mia moto, accanto alle loro, sembrava minuscola…
O forse ero io a sentirmi così: piccola, fragile, indifesa.

Tolgo il ragno dalla moto (zero organizzazione), afferro i mille sacchettini con tutte le mie cose.
Guardo con occhi lucidi la mia moto (se me l’avessero permesso, avrei dormito con lei nella stiva), e salgo verso la reception.
Prendo le chiavi della cabina e subito si avvicina un ragazzo (chiamiamolo Gennaro, non ricordo il nome).
Prende i miei sacchetti e mi accompagna alla stanza.
Gennaro lavorava da anni su quella nave, la conosceva a memoria.
Neanche il tempo di appoggiare le cose sul letto che mi invita a un tour guidato.
La nave era diretta a Tangeri.
Molti passeggeri dormivano e mangiavano per terra, in condizioni igieniche non proprio ideali, Gennaro mi fece sentire un po’ più al sicuro.
Dopo un’oretta lo salutai, ma prima mi invitò a bere qualcosa alle 21:00. Accettai.
Presi uno spritz al bar centrale, conobbi il barista (chiamiamolo Alfredo):
mi invitò a bere dopo il suo turno, accettai per le 21:30.

Andai a farmi una doccia, cercando di distrarmi dal moto ondoso… Scoprii di soffrire leggermente di mal di mare.
Cenai. Mangiai lo stretto necessario per non svenire.
Conobbi un altro ragazzo (Pasquale?), che mi invitò a bere qualcosa alle 22:00.
Accettai. Poi andai in cabina e… alle 20:30 ero già comodamente addormentata.
La notte fu movimentata, ma riuscii comunque a riposare.
Al mattino salii sul ponte prima della colazione.
In lontananza vidi Barcellona.
Eccola, la Spagna!

Il cuore mi salì in gola.
Il pensiero di scendere dalla nave mi spaventava tantissimo:
non parlavo la lingua, non conoscevo il posto, avrei dovuto guidare in città… panico.
Vi lascio così, a metà di un emozione, con la suspance che ho provato anche io su quella nave.
Però vi giuro che settimana prossima vi racconterò tutto!
Spero che questo articolo vi abbia fatto venire voglia di leggere i miei futuri articoli.
Ne pubblicherò uno a settimana e, in ciascuno, cercherò di descrivere nel miglior modo possibile ogni mio viaggio, con dettagli salienti e consigli per ogni evenienza!
Se avrai domande o vorrai più informazioni, ci sarà uno spazio dedicato per metterci in contatto. Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti, le tue esperienze e le tue domande a riguardo.
Hai mai fatto un viaggio in solitaria? Com’è stato il primo?
Ti ricordo che sulla mia pagina Instagram puoi trovare tutte le foto e i video dei miei viaggi.
Per ora ti saluto, con la speranza di ritrovarti qui la settimana prossima!
Un abbraccio,
Ubbi

Lascia un commento