MI PRESENTO

Ciao, sono Chiara Uberti, una motoviaggiatrice di 25 anni.
Alcuni di voi mi conosceranno da Instagram e avranno già seguito i miei viaggi, ma se ancora non sapete chi sono, colgo l’occasione di aprire il mio blog con la mia biografia.

Questo sarà il primo articolo di molti (spero!) e qui vi parlerò dei miei viaggi, con la speranza di potervi essere d’aiuto nei vostri. Se non siete motociclisti, spero comunque di riuscire a mostrarvi quanto sia meraviglioso il mondo visto attraverso i miei occhi.

Da qualche tempo uso la mia pagina Instagram _ubbi_ per condividere esperienze e avventure. Se vi va, andate a sbirciare le foto e i reel dei miei viaggi!
Ora però, vi parlo un po’ di me…

Come dicevo, ho 25 anni e vado in moto da quando ne avevo 7.
Mio papà era un ex motociclista e, alla mia richiesta di una moto come regalo di Natale, non esitò a rispolverare una passione che aveva messo da nel cassetto. Così, due anni dopo la mia prima letterina a Babbo Natale, finalmente, il 25 dicembre 2007 arrivò la mia prima moto.

Quella mattina mi alzai alle 5, corsi in sala e, dopo 10 secondi, iniziai a saltare nel letto dei miei genitori. Ancora oggi mi emoziono a ricordare quella intensissima gioia: fu uno dei giorni più belli della mia vita.

Dietro la tenda c’era la mia mini moto: un trial rosso e bianco super lucido, con casco e stivali bianchi abbinati a una tuta degli stessi colori.

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese di montagna, dove le strade erano sempre percorse da turisti in moto. Ma il vero motociclista del paese, nel garage, ha un Trial… e finalmente, lo avevo anche io.

Dal 2007, la moto è ufficialmente diventata la mia migliore compagna di vita.
Ricordo quanto ci piacesse andare nei boschi, o lungo il fiume, percorrendo sentieri sterrati che ci portavano in luoghi fantastici, difficili da raggiungere a piedi.
Chiudendo gli occhi, riesco ancora a sentire il profumo dolciastro della miscela della moto di papà e la felicità nel tornare a casa tutta impantanata, dopo essermi divertita tra le pozzanghere.

Ogni volta che uscivo, passavo ore a parlare con lei, raccontandole i miei problemi e le mie sofferenze. A volte mi sentivo un po’ stupida, si sa che solo gli stolti parlano da soli, no? Ma io non parlavo da sola. Parlavo con la mia moto. E più ci parlavo, più mi piaceva. Più mi sentivo ascoltata, più stavo bene.
Così, oltre a essere la mia passione, era diventata anche la mia terapia.

A 13 anni iniziai ad aiutare i miei genitori con le faccende domestiche e a fare piccoli lavoretti nel loro ristorante per guadagnare qualche soldo.
La mia famiglia è sempre stata composta da grandi lavoratori. Mio nonno ci ha insegnato fin da subito il valore del denaro e della fatica. All’inizio non lo capivo e spesso mi arrabbiavo con lui, perché sapeva essere severo… ma oggi gliene sono profondamente grata.

A 14 anni mi iscrissi a scuola guida: il trial era ormai diventato piccolo, mentre io ero cresciuta (e anche parecchio!). L’obiettivo era prendere la patente AM, quella del cinquantino. Così, ruppi il mio salvadanaio e, con i risparmi messi da parte, pagai l’autoscuola.

Ovviamente, la moto me la regalarono i miei. Mi presero un HM CRM mezzo scassato, di seconda o terza mano, con le plastiche rovinate, ma con un motore da paura!
Sotto le mie chiappe, c’era un Polini 80 cc che sembrava scorreggiasse ad ogni accelerata.
Che brividi! Scrivendo queste righe mi vengono le lacrime agli occhi, pensando a tutte le emozioni che mi hanno regalato le moto!

Chiamai quel CRM “Silvia” e piano piano lo sistemai: pitturai le plastiche con le bombolette, misi gli adesivi, e in pochi mesi sembrava (più o meno) nuova.
La domenica pomeriggio, quando non lavoravo, infilavo la tanichetta d’olio nello zaino e partivo, ogni volta per una meta diversa.
(L’olio serviva perché molti motorini non hanno il miscelatore automatico, quindi dovevo calcolare ogni volta la giusta quantità da aggiungere alla benzina. Spesso un pieno non bastava!)

A 16 anni iniziai a lavorare durante l’estate negli alberghi e, durante l’inverno, studiavo in settimana e lavoravo nel ristorante di famiglia nel weekend.
Avevo un unico obiettivo: risparmiare per potermi comprare una vera moto al compimento dei 18 anni.

Nonostante qualche spesa imprevista (tipo il pignone grippato del CRM), nel tempo riuscii a mettere da parte un bel gruzzoletto.
All’inizio mi ero ripromessa che non avrei mai comprato una Honda: esteticamente non mi facevano impazzire. Ero indecisa tra il Monster 696 o la Yamaha MT-07, ma purtroppo (o per fortuna) non potevo permettermele.

Un giorno, però, il compagno di mia madre mi disse che il suo meccanico aveva appena ritirato una CB500F da sistemare, immatricolata nel 2016, a un ottimo prezzo.
Andai a vederla solo perché insistette. Diceva che era perfetta per me.
E aveva ragione: quando la vidi, capii subito che quella moto sarebbe diventata mia.

Così, a maggio 2018, partii per la stagione lavorativa a Caorle, in Veneto, a bordo della mia CB500F. (Ripeto: mia!)
L’ho chiamata “Michela” e, in 6 anni, abbiamo percorso insieme 50.000 km. Abbiamo attraversato i borghi più belli d’Italia e della Svizzera, fino ad arrivare a Maiorca.

All’inizio avevo una paura tremenda: non avevo mai guidato una moto che, all’epoca, mi sembrava gigante.
Ad ogni tornante sfioravo l’asfalto con i piedi per paura di cadere, ma già dopo pochi giorni avevo trovato il nostro equilibrio.

Una delle mie fortune fu incontrare Andrea, un ragazzo motociclista, figlio di istruttori di guida. Passavamo le serate a girare per le strade della laguna.
Il motto era:
“Andiamo finché non consumiamo metà serbatoio, poi troviamo la strada per tornare a casa.”

Ricordo ancora la mia prima vera gasata:
Andrea era più avanti perché io mi ero fermata a una rotonda. Lo vidi in lontananza e accelerai per raggiungerlo. Presi tanta velocità e, sotto il casco, ridevo come una matta: l’adrenalina era alle stelle.
Lo superai con fierezza… ma poi mi accorsi che stava andando piano perché, più avanti, c’era un posto di blocco!

Il cuore mi balzò in gola, i carabinieri mi fulminarono con lo sguardo ma non mi fermarono, il sorriso sparì e sentii un brivido freddo.
Avevo paura che mi seguissero. Non potevo rischiare: la moto, la patente, tutti i miei sacrifici…
Dopo qualche minuto di panico, mi accorsi che fortunatamente non mi stavano inseguendo. Continuai a tremare per altri 5 minuti… poi passò. E mi godetti il viaggio.

A marzo 2024, dopo mesi e mesi di risparmi, ho acquistato la mia attuale moto: una Tracer 7GT, con cui ho già percorso 22.000 km.

Nella vita non sono mai stata costante: ho cambiato sport, lavori, passioni.
Ma con la moto è diverso. È l’unica cosa che mi fa sentire davvero me stessa. È la mia essenza.

Non chiedetemi se è per il senso di libertà, l’adrenalina, la scoperta… o semplicemente perché mi fa sentire leggera.
Non lo so. Ma so con certezza che, oggi, non potrei mai rinunciare alla mia moto.

Spero che questo primo articolo su di me vi abbia fatto venire almeno un po’ voglia di leggere i miei futuri articoli.

Ne pubblicherò uno a settimana e, in ciascuno, cercherò di descrivere nel miglior modo possibile ogni mio viaggio, con dettagli salienti e consigli per ogni evenienza!
Se avrai domande o vorrai più informazioni, ci sarà uno spazio dedicato per metterci in contatto. Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti, le tue esperienze e le tue domande a riguardo.

Ti ricordo che sulla mia pagina Instagram puoi trovare tutte le foto e i video dei miei viaggi.
Per ora ti saluto, con la speranza di ritrovarti qui la settimana prossima!

Un abbraccio,
Ubbi

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